Poi ho salita un'erta, popolosa in principio, in là deserta, chiusa da un muricciolo: un cantuccio in cui solo siedo; e mi pare che dove esso termina termini la città.
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Ai tuoi piedi una santa sembra, che d'un fervore indomabile arda, e così ti riguarda come il suo Dio e Signore.




Era sola sul prato, era legata.Questa voce sentiva gemere in una capra solitaria.I biondi riccioli molti nel berretto ascondi, altri ne ostenti.Qui degli umili sento in compagnia il mio pensiero farsi più puro dove più turpe è la via.Saluta al pugno; dice sue parole perché le donne ridano e i fanciulli che affollano la povera platea.Quando in casa o per via segue, a chi solo tenti avvicinarsi, i denti candidissimi scopre.Tu sei come una gravida giovenca; libera ancora e senza gravezza, anzi festosa; che, se la lisci, il collo volge, ove tinge un rosa tenero la tua carne.La capra Ho parlato a una capra.Tu questo hai della rondine: le movenze leggere: questo che a me, che mi sentiva ed era vecchio, annunciavi un'altra primavera.Sai ch'è ladra e bugiarda, una nemica dei tuoi intimi pregi; ma quanto più la spregi più la vorresti alle tue voglie amica.
Dopo la tristezza (da Trieste e una donna, 1910-12) Questo pane ha il sapore d'un ricordo, mangiato in questa povera osteria, dov'è più abbandonato e ingombro il porto.


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